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Siliqua

Siliqua è un paese di circa quattromila abitanti e si trova a trenta chilometri da Cagliari, all’incrocio delle strade che portano al Sulcis, all’Iglesiente, al Medio Campidano e al Cagliaritano.

Siliqua è molto ben collegata con il capoluogo, tramite le principali arterie stradali (S.S. 130) e ferroviarie. Ha un’economia basata sull’allevamento e sul terziario. È presente l’industria alimentare (produzione di acque minerali).

Il centro abitato si trova a nord del corso del fiume Cixerri ed è caratterizzato dalla presenza di numerose chiese e da abitazioni tipiche in ladiri (mattone di argilla crudo). Ha un territorio molto vasto, che occupa parte della valle del Cixerri e arriva sino alle cime dei monti Arcosu, Lattias, Caravius e Monte Orri.

La pianura, che i geologi chiamano la fossa del Cixerri, è ritenuta unica in Italia per le testimonianze delle più antiche fasi continentali del Paleozoico. Essa è caratterizzata dall’emersione di formazioni rocciose di chiara origine vulcanica, derivate dalla fuoriuscita di materiali eruttivi solidificatisi in breve tempo.

Il paese ha sempre vissuto in simbiosi con il Cixerri, che in passato forniva cibo, acqua, materiali da costruzione. A seguito dei lavori di bonifica del secolo scorso, il fiume è oggi sdoppiato. Il vecchio ramo “S’arriu de s’areni”, che fiancheggia la parte meridionale del centro abitato, futuro parco fluviale, conserva caratteristiche ambientali uniche e bellissimi angoli di natura incontaminata; dove il frassino, il pioppo bianco e i salici dominano tra le specie vegetali ed è possibile osservare tartarughe di fiume (Emys orbicularis) che fanno capolino tra le ninfee di Perda Piscina.

L’avifauna è ricchissima anche nel corso del fiume bonificato, dove tra la vegetazione ripariale è facilissimo scorgere gli aironi cenerino, rosso e guardabuoi, la garzetta, il martin pescatore e, sollevando gli occhi, il volo del falco di palude.

In località Serra Masì, vicino al sito archeologico omonimo, costituito da alcune tombe appartenenti alla cultura di Bonnanaro, si trova l’ultimo lembo compatto di foresta planiziaria che un tempo ricopriva gran parte della valle del Cixerri. Il bosco, dell’estensione di circa cinque ettari, è costituito da maestosi esemplari di frassino (Fraxinus oxyphillus) con un sottobosco ricchissimo di specie vegetali.

Poco più a sud, in località Zinnigas, nota per la sorgente (Sa mitza de Migheli) che alimenta uno stabilimento per l’imbottigliamento di acque minerali, si trova un piazzale con alcune fontanelle utilizzate dalla popolazione per fare scorta dell’ottima acqua oligominerale.

Dal piazzale parte un sentiero che porta al bosco di Nanni Lai-Narbonis aresus, costituito da lecci, sughere e macchia alta e percorso da numerosi sentieri sulle mulattiere una volta utilizzate dai carbonai. La zona è contigua al cantiere forestale di Campanasissa e al Monte Orri (723 metri), la cima più alta della parte occidentale dei monti del Sulcis.

Da Narbonis aresus parte una strada molto panoramica dalla quale si gode una visione d’insieme dei monti del Sulcis. Nella zona si trovano alcuni rifugi montani in pietra recentemente ristrutturati, a disposizione degli escursionisti. Procedendo in direzione Giba si arriva in poco tempo alla diga di Bau Pressiu, presso la quale corre il confine comunale.

Tornando invece verso nord, troviamo il lago della diga di Medau Zirimilis, alimentata dal rio Is alinus e dal rio Camboni. In quest’ultimo è possibile ammirare l’ultima colonia pura di trota sarda, considerata quasi estinta ma che qui ha trovato un ambiente incontaminato ideale per la sua sopravvivenza. Qui inizia l’immensa foresta di lecci che costituisce il nucleo del Parco regionale di Gutturu Mannu, regno del cervo sardo.

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