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Misure regolamentari

Nella gestione del SIC è necessario individuare delle misure di conservazione che permettano di articolare la tutela e il rispetto dei diversi habitat e specie presenti particolarmente minacciati sui quali vanno concentrate particolari azioni di conservazione necessarie per il mantenimento degli habitat e delle specie in uno stato di conservazione soddisfacente all’interno del sito.

 

Esse sono inquadrate in diverse tipologie di seguito elencate

  1. Pratiche colturali controllate e programmate;
  2. Elenco delle norme per il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali (DM n°12541 del 21 dicembre 2006 e Deliberazione G.R. N. 8/6 DEL 28.2.2007)
  3. Controllo sulla Fruibilità dei siti;
  4. Informazione e sensibilizzazione operatori;
  5. Attività antropiche
  6. Ricerca scientifica
  7. Misure ecologiche

 

Le tipologie A e B sono relative alla conduzione e gestione delle attività agricole, zootecniche e forestali presenti nel pSIC. In particolare la tipologia B riprende le norme per il mantenimento delle buone condizioni agronomiche ed ambientali previste dal Regolamento (CE) 1782/2003 e recepite con DM del ministero per le politiche agricole e forestali n°12541 del 21 dicembre 2006 e con Deliberazione della giunta Regionale N. 8/6 DEL 28.2.2007.

La tipologia C prevede una serie di misure destinate ai visitatori dell’area al fine di preservare gli habitat e le specie vegetali e animali inserite negli allegati della Direttiva Habitat e della Direttiva Uccelli.

La tipologia D prevede l’assistenza agli operatori dell’area per ciò che riguarda l’ammissibilità delle diverse tipologie gestionali in essere e/o in progetto.

La tipologia E comprende una serie di misure e divieti finalizzati ad azioni di mantenimento delle specie vegetali ed animali e di ripristino di habitat.

La tipologia F comprende una serie di divieti legati ad attività antropiche che possono in qualche modo compromettere il mantenimento di Habitat e specie vegetali ed animali.

La tipologia G comprende una serie di regole indirizzate a chi compie attività di ricerca scientifica all’interno dell’area.

 

A) Pratiche colturali controllate e programmate

 A1.

Regolazione della qualità e della intensività del pascolamento;

 A2.

Attività agro-silvo-pastorali in grado di mantenere una struttura disetanea dei soprassuoli e la presenza di radure e chiarie all’interno delle compagini forestali;

 A3.

Conservazione di prati all'interno del bosco anche di medio/piccola estensione e di pascoli ed aree agricole, anche a struttura complessa, nei pressi delle aree forestali;

 A4.

Mantenimento e/o promozione di una struttura delle compagini forestali caratterizzata dall’alternanza di diversi tipi di governo del bosco (ceduo, ceduo sotto fustaia, fustaia disetanea);

 A5.

Controllo dei tagli selvicolturali durante il periodo riproduttivo della fauna ornitica al fine di evitare disturbo e distruzione dei siti di nidificazione;

 A6.

Mantenimento e conservazione del sottobosco;

 A7.

Incentivazione delle attività di gestione forestale al di fuori del periodo riproduttivo della fauna ornitica, onde evitare il disturbo e la distruzione dei siti di nidificazione.

 A8.

Mantenimento di piante annose e marcescenti utilizzate per la nidificazione e/o l’alimentazione dell’avifauna;

 A9.

Evitare impiantare colture arboree a rapido accrescimento e con specie diverse da quelle autoctone.

 A10

Gestione ecologicamente compatibile delle aree boscate con particolare riferimento agli interventi di miglioramento fisionomico e strutturale (conversione dei cedui semplici in fustaie o in cedui composti), alla creazione di radure e fasce ecotonali

 

B) Elenco delle norme per il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali (art. 5 e all.IV Reg.(ce) n. 1782/03)

Norma 2.1: Gestione delle stoppie e dei residui colturali

Al fine di favorire la preservazione del livello di sostanza organica presente nel suolo nonché la tutela della fauna selvatica e la protezione dell’habitat, è opportuno provvedere ad una corretta gestione dei residui colturali.

È pertanto vietata la bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi di prati naturali o seminati.

È ammessa deroga nei seguenti casi:

in applicazione e osservanza delle disposizioni contenute nel “Piano regionale annuale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi”

nel caso di interventi di bruciatura connessi ad emergenze di carattere fitosanitario prescritti dall’Autorità competente.

In questi casi alla bruciatura delle stoppie devono seguire interventi alternativi di ripristino della sostanza organica del suolo. I conduttori delle aziende agricole dovranno effettuare, nella campagna agraria seguente alla bruciatura delle stoppie, prima o contestualmente alla messa in coltura, interventi finalizzati al ripristino della sostanza organica del suolo attraverso:

  • sovescio
  • coltivazione di leguminose in purezza con interramento dei residui colturali; utilizzo di letame, compost, effluenti zootecnici, stallatico

 

Norma 4.1: Protezione del pascolo permanente

Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento dell’habitat, tutte le superfici a pascolo permanente sono soggette ai seguenti impegni:

a) )divieto di riduzione della superficie a pascolo permanente a norma dell’articolo 4 del regolamento (CE) n. 796/04 e successive modifiche e integrazioni;

b) divieto di conversione della superficie a pascolo permanente ad altri usi salvo diversa prescrizione della competente autorità di gestione;

c) esclusione di lavorazioni del terreno fatte salve quelle connesse al rinnovo e/o infittimento del cotico erboso e alla gestione dello sgrondo delle acque.

 

Norma 4.2: Gestione delle superfici ritirate dalla produzione

Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento degli habitat, le superfici ritirate dalla produzione sono soggette alle seguenti prescrizioni:

a) presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto l’anno;

b) attuazione di pratiche agronomiche consistenti in operazioni di sfalcio, o altre operazioni equivalenti, al fine di conservare l’ordinario stato di fertilità del terreno, tutelare la fauna selvatica e prevenire la formazione di un potenziale inoculo di incendi, in particolare nelle condizioni di siccità, ed evitare la diffusione di infestanti.

c) al fine di prevenire la formazione di potenziali inoculo di incendio, è fatto obbligo di effettuare:

- almeno una volta all’anno, lo sfalcio della copertura vegetale (vietato nel periodo fra il 30 aprile e il 30 settembre di ogni anno.); in alternativa, è ammessa la trinciatura oppure, per le superfici ove non sussistono specifici divieti previsti per il set-aside di utilizzo della copertura vegetale per l’alimentazione umana, il pascolamento della superficie interessata.

- E’ fatto comunque obbligo di sfalci e/o lavorazioni del terreno per la realizzazione di fasce antiincendio conformemente a quanto previsto dalle normative in vigore.

 

Deroghe

I. Deroghe applicabili su tutte le superfici a seminativo ritirate dalla produzione.

In deroga all’impegno a), sono ammesse lavorazioni meccaniche sui terreni ritirati dalla produzione

nei seguenti casi:

1. pratica del sovescio, in presenza di specie da sovescio o piante biocide;

2. terreni interessati da interventi di ripristino di habitat e biotopi;

3. colture a perdere per la fauna,

4. nel caso in cui le lavorazioni siano funzionali all’esecuzione di interventi di miglioramento fondiario.

II. Deroghe applicabili sui terreni a seminativo ritirati dalla produzione per un solo anno o, limitatamente all’annata agraria precedente all’entrata in produzione, nel caso di terreni a seminativo ritirati per due o più anni.

In deroga all’impegno a), sono ammesse lavorazioni meccaniche sui terreni ritirati dalla produzione nei seguenti casi:

1. lavorazioni del terreno allo scopo di ottenere una produzione agricola nella successiva annata agraria, comunque da effettuarsi non prima del 15 luglio dell’annata agraria precedente all’entrata in produzione;

2. è ammesso, in deroga alle epoche prestabilite per la tutela della fauna selvatica, unicamente per i terreni ritirati dalla produzione sui quali non vengono fatti valere titoli di ritiro, l’intervento di controllo della vegetazione tramite pascolamento, purché sia garantito un equilibrato sfruttamento del cotico erboso.


Norma 4.4: Mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio

Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento degli habitat tramite il mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio sull’intero territorio, gli agricoltori devono rispettare i seguenti impegni:

a) Divieto di effettuazione di livellamenti non autorizzati;

b) Pulizia dei fondi agricoli e delle pertinenze, attraverso l’eliminazione di oggetti, carcasse, rifiuti abbandonati di ogni genere e dimensione sia nelle aree di proprietà che nelle aree di pertinenza stradale o di sosta;

c) Al conseguimento del massimo decoro delle condizioni dell’agro attraverso la messa in opera, anche in sostituzione di preesistenti sistemi di recinzione, di muretti a secco tradizionali o sistemi a siepe di essenze autoctone volte a mitigare gli impatti paesaggistici.

d) Sarà a tal fine data priorità agli interventi che prevederanno l’attivazione di forestazione e piantumazione di essenze tipiche nelle aree di proprietà non direttamente interessate dagli annessi agricoli o dalle attività;

e) Al conseguimento degli obiettivi di armonizzazione edilizia ed architettonica degli interventi. Il posizionamento di questi ultimi dovrà essere localizzato nelle aree del fondo non interessate da colline o alture e dovrà essere evitata qualsiasi forma di sbancamento o terrazzamento.

 

Dovranno essere seguiti gli indirizzi edilizi ed architettonici più consoni all’inserimento organico delle opere nel paesaggio circostante, nel rispetto delle trame particellari, dei reticoli idrogeologici e stradali e nell’uso della pietra e del legname locale.

I materiali dovranno essere conformi alle preesistenze tradizionali della regione storica in cui l’intervento ricade con particolare riferimento alla tipologia, alle forme dei volumi, alle pendenze, alle falde dei tetti e all’uso di materiali di facciata e di copertura.

E’ prioritario provvedere al recupero funzionale delle preesistenze agricole prima di qualsiasi autorizzazione a nuove entità edilizie.

 

 

C) Controllo sulla Fruibilità dei siti

C1.

Misure di limitazione del disturbo antropico causato da fruitori in particolari siti e in particolari periodi dell’anno.

C2.

Misure atte a deviare percorsi sentieristici lontano dai siti di nidificazione dell’avifauna.

C3.

Divieto di accensione di fuochi all’aperto, non preventivamente autorizzati;

C4.

Divieto di attività di campeggio al di fuori delle aree destinate a tale scopo ed appositamente attrezzate o comunque autorizzate dall’ente gestore dell’area

C5.

Divieto avvicinamento alle aree di nidificazione nelle attività di volo, di arrampicata e di escursionismo

C6.

Divieto di circolazione motorizzata fuoristrada e lungo mulattiere e sentieri, fatta eccezione per i mezzi agricoli e mezzi necessari all’accesso al fondo e all’azienda degli aventi diritto, di soccorso, di controllo, di sorveglianza, di manutenzione delle infrastrutture fatto salvo lo svolgimento di manifestazioni sportive già autorizzate

 

D) Informazione e sensibilizzazione operatori

D1.

Informazioni agli operatori sulla incompatibilità tra obiettivi di conservazione e determinate gestioni esistenti e/o in progetto.

 

E) Misure ecologiche

E1.

Azioni mirate all’eliminazione dei detriti che interrompono la continuità del corso d’acqua.

E2.

Pulizia aree da rifiuti.

E3.

Mantenimento di condizioni territoriali favorevoli per la nidificazione di specie

E4.

Misure per la salvaguardia e l’ampliamento degli ambienti di alimentazione di particolari specie animali.

E5

Divieto di introduzione di specie animali o vegetali alloctone;

E6.

Divieto di disturbare, danneggiare, catturare o uccidere animali, raccogliere o distruggere i loro nidi, tane e giacigli, fatte salve le attività previste dal piano del pSIC, gli interventi di carattere igienico-sanitario e la ricerca scientifica, eseguiti dal ente gestore ovvero dallo stesso autorizzati;

E7.

Divieto di ripopolamenti e reintroduzioni di specie faunistiche anche autoctone in tutta l’area pSIC, deroghe motivate da opportune ragioni scientifiche potranno essere concesse dall’ente gestore.

E8.

Divieto di immissione di specie ittiche nei corpi idrici dell’area.

E9.

Divieto di prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di mammiferi, uccelli, anfibi e rettili appartenenti alla fauna selvatica, salvo che nei casi previsti all'articolo 6 della L.R. 23/98.

E10.

Divieto di effettuare fotografie o riprese cinematografiche non autorizzate agli uccelli selvatici durante la cova e l'allevamento dei piccoli nati.

E11

Limitazione dell’attività venatoria nelle aree utilizzate per la riproduzione da specie sensibili.

E12

Limitazioni dei prelievi nel corso della migrazione post-nuziale e durante le prime fasi di svernamento per le specie sensibili.

 

F) Attività antropiche

F1.

Divieto di coltivare nuove cave o estrarre inerti, ed esercitare qualsiasi attività che determini modifiche della morfologia del suolo;

F2.

Divieto di attuare interventi che modifichino il regime o la composizione delle acque;

F3.

Divieto di realizzare discariche di rifiuti di qualsiasi tipo ovvero depositi permanenti o temporanei di materiali dismessi anche se in forma controllata;

F4.

Messa in sicurezza di linee elettriche onde evitare rischi di collisione ed elettrocuzione alle specie di rapaci e grandi uccelli

F5.

Divieto di esercitare ogni altra attività, anche di carattere temporaneo, che comporti alterazioni alla qualità dell’ambiente naturale, incompatibili con le finalità della conservazione di habitat e specie.

 

G) Attività di ricerca scientifica

G1.

È definita ricerca scientifica l’attività di osservazione e studio di campo delle caratteristiche dell’ambiente naturale e delle sue variabili, ovvero l’attività di raccolta, osservazione, preparazione, conservazione e studio di oggetti e di reperti; pertanto viene considerato ricercatore scientifico chiunque, sia per motivi di studio o professionali, svolga mansioni che possano essere definite di ricerca presso un Ente istituzionalmente dedito alla ricerca scientifica ovvero chi, anche a titolo amatoriale o dilettantistico, in possesso di adeguati titoli di studio o attestazioni curriculari, svolga analoga attività all’interno di Associazioni scientifiche legalmente riconosciute; non è considerata ricerca scientifica qualsiasi attività condotta a fini di lucro;

G2.

Chiunque intenda svolgere attività di ricerca scientifica è tenuto a richiederne preventivamente specifica autorizzazione all’Ente gestore, precisando: generalità del richiedente e sintetico estratto curricolare; titolarità, oggetto e scopo della ricerca; elenco e qualifica del personale coinvolto; descrizione delle attività da svolgersi, anche in riferimento ai tempi di esecuzione ed ai luoghi interessati; indicazione dei reperti che si intendono prelevare; precauzioni previste per ridurre al minimo il disturbo esercitato sull’ambiente;

G3.

l’autorizzazione a svolgere attività di ricerca è rilasciata dall’Ente gestore, che ha facoltà di sospendere l’autorizzazione o di revocarla qualora il ricercatore non attui le precauzioni prescritte o violi le norme in vigore nel pSIC per le quali non sia prevista deroga nell'autorizzazione;

G4.

L’ente gestore valuta le proposte di ricerca scientifica pervenute, stabilendo, qualora si verifichino sovrapposizioni di temi o di calendario, le misure più opportune;

G5.

I campioni prelevati su autorizzazione, ove per necessità di ricerca non siano destinati a distruzione, devono essere depositati presso l’Ente gestore ovvero presso una struttura museale, informando di ciò l’Ente gestore;

G6.

A ricerca compiuta, i risultati delle indagini devono essere trasmessi all’Ente gestore; dopo la pubblicazione dei lavori, l’Ente gestore potrà usare in parte o anche completamente il materiale edito per fini didattici o gestionali, con il solo obbligo della citazione della fonte;

G7.

L’ente gestore, per perseguire le finalità istitutive della Riserva, predispone programmi di ricerca che, mediante apposita convenzione o conferimento di specifico incarico, possono essere svolti da privati, Enti ed Associazioni.

G8.

Per le attività di cui al comma precedente i ricercatori incaricati potranno usufruire delle strutture e delle attrezzature del centro di monitoraggio presente nel pSIC

Tali misure sono soggette a revisione ed aggiornamento costanti a seguito dell’emanazione di nuove norme relative alla conservazione di habitat e specie.

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